Edizione 2019

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Parole inesprimibili per emozioni che trasformano la Vita
Grazie Sahara

 
Alessia Nicolini
 

Sono giorni che sto cercando le parole per tentare di redarre un resoconto del Viaggio che ho vissuto tornando a Casa, nel grande abbraccio materno nel quale il Sahara sa avvolgermi.


Ma le sensazioni stentano a trasformarsi in parole, ed albergano silenziose ed inesprimibili nel mio cuore, in contatto ancora col deserto e con i suoi messaggi.


E’ ormai la tarda edizione alla quale partecipo, e posso con sicurezza affermare che il deserto mi ha conquistato come un dolcissimo amante, ricco di promesse, misteri ed alchimie che realmente hanno la capacità di trasformare un essere umano.


Avevo già ‘contratto’ il mal d’Africa e ritenevo di esserne ormai, almeno in parte, immunizzata; non era così.


Il saluto, seppur temporaneo, al rientro in Italia aveva un sapore amaro, capace di stringermi il petto e di soffocami il respiro, ed il ritorno alla ‘civiltà’ mi ha colto ancora una volta impreparata; ho vagato come un naufrago, indossando nuovamente la maschera dei ruoli, scomoda e sempre meno inevitabile per scelta.Mi sentivo in una situazione ovattata ma caotica dove c’era troppo di tutto: confusione, ipocrisia, distanze nei contatti. Il Sahara nella sua vastità crea ponti tra gli uomini e suggella amicizie, perché rende più esprimibili le affinità elettive.Il ‘mio’ deserto accentua la sensibilità e predispone alla commozione, e nello stesso tempo rinforza e rinnova la determinazione ed il coraggio.


Partendo dall’Italia mi sono lasciata dietro cose alle quali avrei rinunciato con estrema difficoltà; ora le osservo sotto un’altra ottica, con il distacco creato dall’aver appreso che la vita sa ancora sorprendermi, e che ogni magia è dentro di noi. Secondo me dal Sahara si torna migliori, in un modo o nell’altro, e comunque qualcosa cambia sempre. Il deserto è un maestro fermo ma paziente, ed un padre che sa essere severo se sottovalutato.


Sicuramente per noi, che abbiamo vissuto il deserto con ‘le spalle coperte dall’ineccepibile organizzazione che soggiace alla manifestazione, le cose sono state decisamente più facili… anche se l’amico Adriano Zito, purtroppo, quel vento che scoperchiava le tende berbere tra le dune, non è riuscito proprio a fermarlo….


Siamo stati ‘coccolati’ comunque da un clima familiare ed amichevole che solo la competenza e l’affiatamento di uno staff preparato può mettere a disposizione.


Solamente avendo vissuto il deserto anche in maniera differente ho potuto riconoscere i meriti dell’immensa macchina organizzativa, che muovendosi dietro le quinte, ha reso confortevole la vita ai campi e durante la gara, senza peraltro toglierle il suo indiscutibile fascino.


Rileggendo quello che ho scritto mi rendo conto che ho preso una strada decisamente ‘personale’, ma quest’anno evidentemente sono su quest’onda, e non era comunque mia intenzione stilare un resoconto, in questo contesto già dettagliatamente presente, ma tentare invece di esprimere i sentimenti di quello che ho vissuto.


Spero di essere riuscita un poco a comunicali, e che siano, almeno in parte, condivisi da chi era con me.


Come ogni anno ringrazio i compagni di tenda, gli altri che ho incontrato ‘per strada’ e lo staff al completo, ed ovviamente il ‘mio’ deserto e chi da lontano mi ha accompagnato, passo dopo passo, in quest’avventura.


Al prossimo anno, grazie di cuore.








Alessia

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