Edizione 2019

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Il commento di Chiara Tieghi

 
Chiara Tieghi
 

La 100 (centoventi!) km del Sahara e noi Road Runner di Milano



Anche a posteriori sono felice di aver cercato di coinvolgere altri "runners" a partecipare a questa avventura. Credo di poter dire che tutto è andato bene. Chi aderisce a gare di questo genere è senza dubbio qualcuno che cerca una forte motivazione ad allenarsi "duro" e vuole mettersi alla prova. Bene, abbiamo avuto pane per i nostri denti. In primo luogo ci ha messo alla prova il tempo: abbiamo avuto freddo, nuvolo, tempesta di sabbia, persino pioggia ed infine il sole. Tutto sommato non tanto sole, ma siamo ancora qui a domandarci se "per sfortuna o per fortuna" perché quando il sole ha dato reale segno di se abbiamo toccato i 41°C. Grazie alla pioggia ed alla stagione primaverile ho visto per la prima volta (dopo 5 gare nel deserto) la meraviglia degli arbusti fioriti. Cespugliotti e sterpaglie apparentemente secchi e morti in realtà avevano foglioline e fiori all’apice dei rametti. Alcuni fiori, simil ginestre bianche erano profumatissimi.

Nelle tende c’era spazio per sei sacchi a pelo ed anche i "team" dovevano essere composti da 6 concorrenti. Bene, noi tre "road", Lucia Ferinu, Alfredo Sandri ed io siamo riusciti a formare una splendida e variegata famiglia, nonché team sotto il nome di "Road runner". Dobbiamo anche sottolineare che abbiamo ricevuto e gradito in loco e. mail di incoraggiamento dai nostri due vice-presidenti. Grazie Walter e Antonio.
Per merito di Lucia abbiamo avuto tra i nostri Annamaria Vaghi, nonna super spider che è arrivata seconda classificata lasciando dietro sè non poche venti, trenta e quarantenni. Io credevo di essere "in gamba" per la mia età, ma mi sono dovuta accontentare del 4° posto ad un notevole distacco orario da lei. Non ho parole, Annamaria è un prodigio ed è stata la migliore di tutto il nostro team!

Grazie al mio ottimo fiuto abbiamo poi avuto con noi Cesare e Patrizio, i due più fuori di testa e simpatici di tutta la carovana. Per la serie che l'allegria è ciò che più al mondo aiuta a sdrammatizzare le avversità le loro battute continue hanno fatto si che il nostro morale sia rimasto sempre alto persino alla fine della tappa maratona quando, invero, eravamo tutti un pò ad elettroencefalogramma piatto.

Alfredo "l’ingegnere" ha validamente diretto i lavori di riedificazione della tenda abbattuta e sommersa dalla tempesta di sabbia. Con orgoglio sottolineo che grazie allo spirito imprenditoriale lombardo-emiliano i nostri tre uomini associati sono stati tra i primi del campo a riedificare e rendere "poco violabile" l’alcova. Nell’insieme non erano molto ordinati …, ma geniali! Devo un sorriso ed un grazie ad Alfredo che vedendomi isolata nel viaggio di rientro ha avuto la sensibilità di venire a chiedermi se per caso fosse sua-loro responsabilità. No Alfredo, voi siete stati splendidi, garbati, misurati compagni di avventura. Sono io che quando non è più utile la mia presenza, da vera selvaggia quale sono, preferisco isolarmi soprattutto se sono un pò a corto di energie.
Lucia con la sua calma e serenità ha dato esempio di come è meglio non agitarsi o compiangersi. Lei non l’ha mai fatto! Ha avuto alcune ore di "sfinimento" dopo la tappa-maratona. Sfinimento per altro brillantemente superate tanto che lei così come Alfredo il giorno successivo ha terminato la tappa finale (sulle dune!!!) migliorando di molto la sua posizione in classifica. Di pari passo anche il nostro team "Road runner" è incredibilmente arrivato al 7° posto mentre, di regola oscillava tra i l'undicesima e la tredicesima posizione. Ho visto Lucia esasperata da una sola cosa: le "attenzioni" degli uomini tunisini. Condivido appieno il suo sentire.

Per concludere mi sento di commentare l’organizzazione di questa gara nel deserto. E’ ottima considerando che è Africa e che è deserto. Non ci si sente mai persi o abbandonati. Se si accenna ad una necessità quasi sempre si incontra tempestivamente un sorriso ed una mano e … si mangia italiano! Le tappe sono disegnate in un variegato crescendo. La prima è "montagnosa" di 27 km. La seconda è un su e giù da tavolati sabbiosi di 18 km. La terza, notturna da corrersi con lampada frontale è di 6-10km con alternanza di sabbia portante e cedevole. La quarta, la tappa maratona, è un saggio incredibile della necessità di "potere di astrazione mentale" indispensabile nelle corse nel deserto. Sul finale c’è un "drittone" di 21 km che, se messo a confronto rende il ponte della Libertà di Venezia una vera inezia. L’ultima tappa, dopo 11 km di corsa su pista ci fa "volare" per altri 15 -17 km su sabbia cedevole e dune. Questi chilometri sono senza dubbio i più duri, ma i più inebrianti. L’arrivo è nel verde di un’oasi dove ad attendere i concorrenti c’è una piscina naturale di acqua tiepida. La 100 km del Sahara è senza dubbio propedeutica alle gare "più estreme" del deserto senza però mai esporre a rischi concreti i concorrenti. Questa è la mia opinione, spero Lucia, Alfredo, Annamaria, Cesare e Patrizio la pensino come me!

A proposito di propedeutico … nel 2007 passerò la boa dei 50 anni e mi farebbe piacere festeggiare tornando alla Marathon de Sables. Lancio per tempo il messaggio. Ci sono dei "road" che vogliono fare tenda con me? A breve, quest’anno c’è qualcuno che ha voglia di venire a fare lo Swiss Jura trail? Sette giorni ad inizio Luglio in cresta al gruppo dello Jura.

Chiara Tieghi (ctiegh@tin.it)

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