Edizione 2019

Media

 

La 100km del Sahara: Un gioco di emozioni e di paure

 
Nazario Melchionda
 

E’ il 10° km della 4° tappa, 8° Edizione del 2006. Ne rimangono ancora 32, il vento si è rinforzato ed è troppo freddo. Devo mettere il giubbetto e gli occhiali antivento e mantenere l’andatura per stare insieme agli altri 3 runners con i quali condivido il ritmo, la solitudine, la sofferenza e l’ebbrezza. E’ la seconda 100km del Sahara che faccio, dopo quella del 2005. Poi Namibia, Chot El Jerid e NY, in tutto 3599 km in 12 mesi, 74 km alla settimana, alla media di 7.75 m’/km. Sempre ultimo o quasi, per per cause accidentali di qualche runner.
Nella prima 100km, 7° edizione del 2005, ho vissuto tutte le paure, le incognite e le emozioni che non si possono descrivere e che si possono provare secondo per secondo, non uno di più, ne uno di meno. Il tempo scorre sempre uguale, certamente non sufficiente per vivere a pieno tutte le emozioni dell’ambiente, dei chilometri estenuanti e dei i rapporti psico-sociali con le persone in una 100km così complessa nella logistica, al di la della corsa. In questa seconda 100km, 8° edizione del 2006, posso provare tutte le emozioni per le quali mi è mancato il tempo nella prima, libero da paure e da incognite, decisamente già vissute, e disponibile per assaporare il più possibile anche le relazioni psico-emotive con l’umanità che corre.
Finito di indossare il giubbetto mi riprendo dal freddo, mi rimetto al passo e mi ricongiungo col gruppetto dei 3 runners, Annamria N° 112, Mary N° 113 e Roberto N° 40. Ma improvvisamente compare una “diplopia”, ossia ci vedo doppio, di orizzonti ce ne sono due e da tre il gruppetto diventa di sei che corrono davanti a me, una decina di metri. Altro che emozioni e che paura! Se fossi a casa la diplopia, che rappresenta una lesione seria dei nervi ottici, mi obbligherebbe a una TAC urgente per verificare il tipo della lesione, vascolare o tumorale. Se va bene la neurochirurgia permette di salvare la pelle. Ma nel deserto?
Addio alla corsa, ad altre gare e mi mancheranno i deserti. Qualsiasi sia la causa, la diplopia è un sintomo serio. In mezzo al deserto bisogna sperare di tornare a casa con i mezzi previsti dell’organizzazione, se tutto va bene. Il pensiero dominante è decidere se interrompere la gara e pagare la penalità o continuare. Ho ancora qualche chilometro per il posto di ristoro, accelero per portarmi davanti al gruppetto, l’obiettivo è quello di non rimanere solo, di stare ovviamente davanti al gruppetto, nel caso!! Lascio immaginare tutte le dinamiche di un malore improvviso. Intanto il vento aumenta di intensità e la diplopia si fa più intensa, tale che non mi permette un appoggio sicuro dei piedi perché vedo sassi e buche in doppio. Faccio riferimento a tutta la mia forza mentale. In barca a vela ne ho avuta tanta di forza con 45 nodi di vento, con i terzaroli e il fiocco piccolo, di notte, solo, con la famiglia, i bambini piccoli, in mezzo all’Adriatico.
Ma qui nel deserto è diverso, la forza mentale non basta, il vento può diventare bufera, solo, sulle due gambe. Già mi immagino a Bologna i commenti.
Al posto di ristoro del 15° km decido di interrompere la corsa. Se arrivo all’accampamento, se domani potrò portare a termine la 5° tappa, se arriverò a Ksar Ghilare, forse sarò l’ultimo. Poi a Djerba sui fuoristrata, a Roma e a Casa, se tutto va bene. Nella 100km del 2005 e nella 100 miglia del Namibia non sono stato l’ultimo perché alcuni si sono dovuti ritirare nonostante molto più veloci di me.
Il resto è noto. Ho terminato la 5° tappa nonostante la bufera, dal fortino all’oasi di Ghilane, scortato da Claudio, che non ha avuto il piacere di essere ultimo, ma ha finito, come me. L’anno scorso invece tutto sole, azzurro e sabbia. Dal fortino all’oasi ho scortato un atleta che stava male.
Ringrazio Claudio, Fulvio, Laura, Carlos, Angelo, Mauro e il Dott. Misley, che mi hanno dato qualche speranza. A Ksar Ghilane telefono allo specialista che mi cura con un farmaco per ridurre l’intensità dello stimolo vescicale. A 67 anni, urge di fare la pipì.
Sospeso il farmaco, la fenacina, finito tutto, ma che emozione e che paura e soprattutto niente TAC. Che sollievo ritornare alla corsa. Domenica 19 marzo Cervia-Cesenatico, 20 km sulla battigia al mio ritmo massino, 6.66 m’/km, e sotto la pioggia, senza diplopia, con un po’ d’ansia per la sfiga, non si sa mai. In dicembre un nuovo tipo di deserto, la Marathone d’Afrique. Arrivederci e grazie a tutti, ad Adriano e al suo staff anche per tutte le altre emozioni psico-sociali che non posso oggi descrivere, per la diplopia.
Nazario Melchionda, N° 55,
classifica 88, 23:43:58.

Edizioni precedenti
Atleti per nazione
Table 'Sql45846_1.concorrenti_2019' doesn't exist