Edizione 2019

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Il racconto di Carlo Passadore

 
Carlo Passadore
 

Non paghi della recente avventura compiuta nell’ottobre 2008 alla Chott Marathon El Jerid, io e Vittorio ci poniamo un nuovo ambizioso obiettivo per il 2010: la partecipazione alla “100KM del Sahara”. Nonostante il largo anticipo, i giorni passavano; non avevamo ancora confermato l’iscrizione e c’era il rischio di rimanere a casa. Vittorio è convinto, io, approfittando dell’occasione del mio compleanno decido di farmi come regalo proprio l’iscrizione alla gara.
Nel mese di settembre anche un altro membro dei Podisti Padovani, Anna Bizi, decide di partecipare con noi alla gara. Anna è una podista tosta, che, non contenta di aver corso tutte le piu’ grandi maratone, decide di avventurarsi in corse estreme come questa, che e’ considerata (dopo la Des Sabbles, 160km in autosufficienza) la piu’ dura.
Rapidamente ci troviamo a febbraio, e quella data che sembrava tanto lontana, si stava avvicinando velocemente: a questo punto tutti gli allenamenti sono finalizzati alla preparazione della gara con uscite giornaliere anche sulla sabbia (Sottomarina) con dei lunghi anche di 35km.
Il giorno 7 l’organizzazione Zitoway, organizza a Modena un incontro tra gli iscritti per conoscerci e dare le ultime informazioni relative alla trasferta in terra Tunisina e presentarci alcuni personaggi conosciuti che parteciperanno alla manifestazione tra cui, il più popolare, Giovanni Storti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, pronto a cimentarsi per la prima volta sulla distanza della maratona (terza tappa).
Torniamo da Modena euforici e carichi per affrontare l’ultimo mese di allenamenti, ma la “sfiga” e’ dietro l’angolo: nel giro di qualche giorno si infortuna prima Vittorio (per lui problema al polpaccio) e subito dopo io, vittima di una Lombosciatalgia. A causa di questi malanni ci vediamo costretti ad interrompere gli allenamenti e ad affidarci alle cure del caso, le classiche sedute di fisioterapia. Terminato il ciclo, con l’ok dei fisiatri riprendiamo gli allenamenti, ma alla prima uscita i fastidi si ripresentano. Mancano 15 giorni alla partenza: siamo disperati!!! Bisogna trovare un’alternativa a quelle terapie che non ci hanno guariti, così ci rivolgiamo, su segnalazione dell’amico Ferruccio, ad un dottore che pratica l’agopuntura, il quale capisce la nostra situazione, accetta la sfida e ci inserisce in qualche modo nella sua agenda piena di appuntamenti e a giorni alterni ci pratica la terapia che consiste di iniezioni nei punti dolenti, con l’intento di andare ad agire direttamente all’origine del problema.
La terapia finisce che mancano ormai pochi giorni alla partenza, Vittorio decide di non fare uscite per il timore rompersi ancora, mentre io, più audace, opto per un’ultima uscita il sabato, uscita che mi restituisce un briciolo di speranza di poter partecipare alla gara.
Pochi giorni prima della partenza Zitoway attiva sul sito una mailing list che permette agli iscritti di scrivere e cercare amici con cui intraprendere il viaggio, ed è con estremo piacere che accettiamo di incontrarci con altri due Padovani, Guido e Rossella, in cerca di compagni d’avventura.
Ci si trova per una pizza per conoscersi e per discutere di bagaglio e accessori da portare, dandoci appuntamento alla Domenica mattina alle 6,30 al casello di Padova Ovest.

Il gruppo dei “Padovani alla scoperta del Sahara” è ora così composto:

Rossi Vittorio Podisti Padovani
Passadore Carlo Podisti Padovani
Bizi Anna Podisti Padovani
Bassan Guido Padova Triatlon
Fasolo Rossella Padova Triatlon

Domenica 7 marzo, ore 12,10, si parte da Malpensa, destinazione Tozeur. L’arrivo all’hotel “El Mouradi” è alle ore 16,00, dove abbiamo giusto il tempo di fare una passeggiata per la città in attesa di cenare, dopo la sistemazione dei bagagli.
La cena e’ tipicamente Tunisina , servizio a buffet con molta varietà di piatti .
Nel dopocena alcune indicazioni sulla gara a cura dell’organizzazione.

Lunedi 8/03/2010. La mattinata prevede il trasferimento da Tozeur a Ksar Ghilane, viaggio di circa 300km a bordo di 37 fuori strada, costeggiando le rive del lago salato sede della “Chott Maraton el Jerid”, passando per la città di Douz (luogo in cui terminera’ la nostra gara).
Nell’oasi ci attendono gli organizzatori della Zitoway, uno staff di 25 persone, capitanate da Adriano Zito.
Viene fatta l’assegnazione delle tende e ci si presenta al “Briefing”, dove vengono date le nozioni di massima sulla gara e avviene la consegna dei pettorali, momento immortalato con la foto di ciascun partecipante, foto che sarà poi inserita nel sito.
Si cena sotto un tendone e si discute del più e del meno sulla tappa che ci attende l’indomani che, a detta degli organizzatori, è molto dura per il tipo di terreno caratterizzato dalla presenza di molte dune di sabbia finissima.
Nel pomeriggio, momento di preoccupazione al campo quando l’amica Rossella è vittima a più riprese di un malore. Dopo 3 svenimenti, è lo staff medico a consigliare alla stessa di dormire nella loro tenda sotto osservazione.

Martedi 09/03/2010 – 1a tappa 23km. Alle 6,30 sulle note della celebre canzone “Aisha” viene data la sveglia, e così per tutta la settimana. La colazione e’ prevista per le 7, mentre la partenza è alle 9,30 per i 9 Walkers e alle 10,30 per i runners; per ingannare l’attesa ci portano a visitare l’oasi abitata da magrebini con i loro abiti tipici da beduini, che accudiscono eleganti cavalli arabi e dromedari.
Finalmente è ora di partire: mentre i Queen cantano “we will rock you”, davanti a noi si estende un grande “ERG”, un complesso formato da dune di sabbia finissima di colore ocra, e il pensiero che quanto sta davanti ai nostri occhi sia solo un breve tratto del tragitto, fa presagire che sarà una tappa durissima .
Il percorso può essere diviso in 3 parti a seconda della tipologia di terreno: la prima parte di 5km è caratterizzato da dune di sabbia, la seconda di circa 17km, sterrato con sabbia, e l’ultima di 1km ancora dune e, dulcis in fundo, una salita decisamente impegnativa aldilà della quale era possibile intravedere il sospirato traguardo.
Le difficoltà incontrate in questa prima tappa sono state la sabbia del primo tratto, il saliscendi delle dune e le pessime condizioni atmosferiche da noi incontrate ovvero: vento, pioggia e per finire una tempesta di sabbia tanto forte da rendere necessaria una breve sospensione della gara per mancanza di riferimenti indicanti il percorso da seguire.
La tappa si è conclusa con l’arrivo di tutti concorrenti. Dopo una bella doccia gelata (solo per i più temerari) ci siamo ritrovati sotto il tendone mensa a rifocillarci con l’ottima cucina questa volta, tipicamente emiliana.
La nostra Rossella, che nel frattempo si è ristabilita, essendo dispensata dal partecipare alla prima tappa, ha collaborato con lo staff per rilevare il passaggio dei concorrenti al primo check point della tappa.
Nella serata dopo aver consumato la cena, ci si intrattiene in compagnia dell’amico Alessandro accompagnato dalla sua fidata chitarra, cantando tutti insieme alcune canzoni tra le più conosciute.

Mercoledi 10/03/10 – 2a tappa 19km. Solita sveglia accompagnati da “Aisha” e breve sguardo al cielo per vedere che tempo fa: la giornata promette bene, c’è un sole spendente, ma ai primi passi ci si accorge di avere le gambe indolenzite e ci si chiede come si possa correre per 18km in queste condizioni. Dopo un breve briefing della tappa da parte di Adriano e il ringraziamento per l’ottimo spirito di adattamento dimostrato nonostante le condizioni meteorologiche avverse del giorno prima, ci si prepara per la partenza.
Il percorso di oggi prevede: inizialmente, dune di sabbia morbida e, successivamente, sterrato con fondo sassoso che non facilita certamente la corsa. La tappa prevede anche un ristoro al nono km, prima dell’ERG finale, questa volta in leggera discesa.
È stata una tappa corsa con la filosofia del “risparmio” con il pensiero che l’indomani ci aspetta la regina delle tappe: la maratona.
Al termine della tappa ci attende un ricco ristoro e la temuta doccia fredda, poi, finalmente un salutare relax baciati dal sole. La serata trascorre in compagnia di Alessandro cantando e aspettando l’ora di coricarsi prima della grande tappa.
Giovedì 11/03/10 – 3a tappa “La Maratona”. Sveglia alle 6.30 con la consapevolezza che oggi ci aspettano i 42km, i più temuti da tutti per i seguenti motivi: prima di tutto perché si arriva da 2 giorni di corsa e ci si domandava come reagirà il fisico ad uno sforzo così intenso al terzo giorno consecutivo di corsa; e poi, come sarà il percorso? ci sarà molta sabbia? O terreno duro?
E ancora, che temperatura avremo verso mezzogiorno quando saremo a circa metà percorso? tutti questi interrogativi hanno fatto sì che tutti, e dico TUTTI, si partisse con il freno a mano tirato.
Quando siamo tutti radunati Adriano ci spiega a grandi linee il tipo di terreno che troveremo con i relativi kilometraggi, ci dice che ci sono solo 2 ristori uno al 15km a l’altro 33km; la prima parte del percorso prevede circa 5km di ERG sabbioso, per poi immettersi in un sentiero pietroso e sconnesso che sarà in leggera salita fino al 25km, successivamente si gira destra per entrare in un altro ERG composto da lingue di sabbia finissima che attraversano il percorso e questo fino a circa il 35mo km; infine un ultimo ERG dall’andamento tortuoso fino al sognato arrivo.
La partenza è prevista in 4 scaglioni così suddivisi:
Ore 7,30 partenza dei camminatori.
Ore 8,30 partenza degli ultimi 58 classificati
Ore 9,30 partenza dei 58 intermedi
Ore 10,30 partenza dei 59 più veloci.
Per la cronaca:
Rossella parte per prima alle ore 7,30 essendo Lei una camminatrice
Anna e Vittorio partono alle ore 8,30
Io parto alle 9,30
E Guido Bassan (il Triatleta) alle 10,30 con i più veloci.
Inutile dire che la tappa e’ stata durissima: oltre ai motivi sopraelencati, ovvero la lunghezza della tappa, il caldo che ha toccato punte di 32 gradi, e le asprità del terreno, si sono aggiunti, per quanto riguarda me e molti altri, i disturbi causati dalle vesciche ai piedi dovute allo sfregamento della sabbia che inevitabilmente entrava nelle scarpe. A poco sono serviti i ripetuti stop per togliere la sabbia, infatti, al termine della tappa l’infermeria del campo e’ stato presa letteralmente d’assalto. L’unica strategia valida per ovviare questo inconveniente è l’utilizzo di ghette ai piedi o scarpe specifiche per il deserto (buono a sapersi…).
Alle ore 18 arriva l’ultimo dei concorrenti a cui spettano gli onori che forse neanche il primo ha avuto.
Per dare un’idea di come era il campo al termine di questa tappa, potete immaginare un lazzaretto: nessuno era in grado di camminare in modo normale.
La consueta doccia gelata ha rivitalizzato alcuni maratoneti al punto di radunarsi al centro dell’accampamento, al calar del sole, e intonare con Alessandro le solite canzoni rendendo piacevole l’arrivo dell’ora di cena, e creando l’occasione di confrontarsi e raccontare la propria esperienza sulla tappa appena conclusa.
A mezzanotte si spengono i generatori e si va a letto pensando già all’ultima tappa.

Venerdi 12/03/10 – 4a tappa di 23km. Il solito briefing prima della partenza ci informa che il percorso prevede i primi 3,5km a base di lingue di sabbia che attraversano il percorso; successivamente, e fino al 13mo km (dove c’è il ristoro) il terreno e’ compatto, tanto da permettere per la prima volta di correre normalmente; quindi si svolta a sinistra, e si entra per gli ultimi km in un ERG con dune di sabbia finissima, fino alla porta di Douz che delimita il deserto. L’ultimo km ci porta all’interno dell’hotel “SAHARA” dove ha termine la manifestazione con la consegna della sudatissima medaglia e relativa maglietta di “Finisher”.
Questa tappa per me e’ stata la piu’ massacrante per questi motivi: il giorno successivo ad una maratona, si sa che le gambe sono 2 pezzi di legno e non volevano saperne di correre; i piedi, devastati dalle vesciche, mi hanno costretto a fermarmi tante volte durante la tappa, e a queste si aggiungono le difficoltà causate del terreno caratterizzato da dune altissime di rara bellezza, ma durissime da superare. Il tutto, condito da caldo soffocante che ha obbligato i corridori a bere molto fino ad esaurire l’acqua del camelback: per quanto mi riguarda, sono stato costretto a fermare il fotografo che seguiva la gara per rifornirmi di acqua, ed è solo grazie a questo rifornimento volante che ho potuto giungere all’arrivo.
Eroico è stato quel concorrente che, a seguito della rottura del “tendine di Achille” nella tappa della maratona, dopo un’infiltrazione di antidolorifici, è riuscito a terminare la tappa addirittura correndo gli ultimi metri senza stampelle, per poi lasciarsi andare ad un pianto misto tra dolore e gioia.

Quando io e Vittorio ci siamo iscritti a questa gara, sapevamo di partecipare ad una avventura un po’ particolare a tratti molto dura infatti l’organizzatore chiedeva oltre ad un minimo di preparazione fisica, una buona dose di spirito di adattamento, e, non ultima una certa determinazione, perchè molte sarebbero state di difficoltà da superare e senza di questa, le probabilità di terminare la gara sarebbero state molto basse.
Eravamo preparati al correre sulla sabbia (ma in questa edizione le dune erano veramente troppe), eravamo preparati al caldo, e questo c’è stato anche se con temperature sopportabili, ma non eravamo preparati alla pioggia e alla tormenta di sabbia, avversità impreviste incontrate nella prima tappa che ci hanno fatto capire che non sarebbe stata una passeggiata.
Eravamo preparati a correre o camminare per un certo numero di km, ma correre o camminare per 104km in 4 giorni vi assicuro che per noi podisti della domenica è massacrante oltre che per le articolazioni, anche per la schiena, per i piedi, e soprattutto per la testa: dopo la prima tappa, ogni mattina al momento della sveglia mi sono dovuto fare violenza per iniziare i preparativi tra gambe indolenzite e piedi sanguinanti, ma a quel punto mi dicevo “Carlo sei venuto qui con la determinazione di concludere la gara anche su una gamba sola e adesso non puoi ritirarti per un po’ di dolori”; solo queste riflessioni mi hanno dato la forza di ripartire e non dare importanza a tutti quei dolorini che mi hanno accompagnato in questa avventura.
E’ l’ennesima conferma che solo la determinazione di ognuno di noi porta ad ottenere dei risultati che l’umana razionalità ritiene impossibile.
L’appuntamento e’ alla prossima avventura.


Firmato
Passadore Carlo

Si ringraziano Rossi Vittorio, Bizi Anna, Bassan Guido, Fasolo Rossella per aver condiviso gioie e dolori di questa esperienza.

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