Edizione 2019

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il commento di Stefano

 
Stefano Chieffi
 

Eccomi a casa a valutare, a freddo, la mia seconda partecipazione alla 100 km del Sahara. Ho iniziato a correre a 50 anni e ne avrò 54 a luglio. Mai mi sarei sognato di partecipare ad una corsa nel deserto e ne ho già fatte due.
La prima fu quella del 2012, con un clima e una temperatura certo non caratteristici del deserto. Volevamo il caldo? Quest’anno l’abbiamo avuto, eccome! Ho provato cosa significhi sognare un bel boccale di birra fredda e un alberello dietro al quale ripararsi dal sole infuocato.
La prima giornata di gara è passata senza problemi e con un grande entusiasmo.
La seconda giornata, quella più “difficile”, ha messo in difficoltà anche persone esperte molto più di me. Io, per finire i lunghi chilometri che mi separavano dall’arrivo, non ho potuto fare a meno di camminare per alcuni tratti del percorso. Come “runner” non mi biasimo certo per questa decisione. Ho paragonato i tratti in cui ho camminato, seppur velocemente, alle ripide salite dei trail in montagna, momenti di “riflessione intensa”. Inoltre ho finalmente capito cosa significhi “correre zen” oppure, come diciamo noi occidentali, “meditare correndo”.
La sera prima della maratona, dopo aver visto una stella cadente ho espresso il desiderio di portare a termine la terza giornata di gara, perchè, per me, terminare non sarebbe stato per niente scontato, visto il clima “real desert” della giornata passata.
Durante la notte ha cominciato a soffiare un vento provvidenziale che, il giorno della maratona ha reso accettabile la temperatura percepita dai nostri corpi già provati e mi ha permesso di correre e in parte camminare, senza i problemi riscontrati il giorno prima, quando il forno di Pepe, il nostro chef sopraffino, era rimasto inavvertitamente aperto a riscaldare non solo le pietanze.
Il mitico Roberto, fisioterapista d’eccezione, ha permesso alle mie gambe poco allenate di andare avanti senza intoppi di tipo fisico.
E che dire degli amici ritrovati e di quelli nuovi conosciuti sulla sabbia? Un arricchimento personale impagabile!
Gara terminata, aimè. Nonostante le difficoltà passate, appena tornato “con i piedi per terra”, sto già pensando alla prossima edizione e alla nuova tenda che si formerà. Già, gli amici della tenda 14, fantastici! E chi li dimenticherà più!
Cari amici della Zitoway, caro Adriano, tutti voi avete permesso, con il vostro lavoro e con la vostra professionalità, di far vivere una bellissima avventura a gente comune come me.
E che dire di Fulvio, il mio allenatore, che mi ha spinto la prima volta ad intraprendere questa avventura?
Grazie di cuore!
Stefano, pettorale n. 14.

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