Edizione 2019

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il commento di Carlo

 
Carlo Zucol
 

Quando raccontavo ai miei amici che sarei andato a fare 100km nel deserto le domande principali erano
“Ma con chi vai? Conosci già qualcuno?” e subito dopo “Perché?”
Sinceramente neanche io sapevo il perché, seguivo come sempre l’istinto, sentivo il desiderio ed il bisogno di provare un nuovo terreno, di fare un qualcosa di particolare, di affrontare una sfida con me stesso che, nella modestia del mio correre amatoriale, andasse oltre la corsa del fine settimana più o meno lunga.
Il 26 novembre ho mandato la prima mail all’organizzazione per iniziare l’iscrizione; da allora è stato un crescendo prima di entusiasmo e poi di paura, conscio che forse avevo fatto il passo più lungo della gamba, che non sarebbe stata per niente facile.
Ma l’istinto non ha sbagliato; certo una fatica per me incredibile, ma ripagata dalla bellezza della natura attorno che aveva il potere di dare quella forza in più per non mollare; per certi versi c’era un conflitto interiore tra il desiderio di raggiungere l’arco finale dove riposare le gambe ed il continuare ancora per fare il pieno di questa natura selvaggia, di questa energia primitiva, di questi paesaggi sconfinati.
I percorsi scelti dallo staff mi hanno portato in punti in cui potevo sentire che ero solo io, con la mia fatica ed il mio sudore, io un tutt’uno con la natura attorno che mi accoglieva.

“Perché?” ….. perché sensazioni del genere non le puoi spiegare, le puoi solo vivere!

“Perché da solo?” …. Perché la familiarità che si è da subito creata tra tutti, quasi fossimo vecchie conoscenze, ha dell’incredibile; è stato bello vedere come il ritrovarsi immersi tutti nella stessa fatica, anche se con potenzialità diverse, abbia tolto ogni sovrastruttura, ogni filtro o timore e ci sentissimo tutti uniti da un unico spirito.
Ognuno ha lasciato segni indelebili nella mia memoria, l’ energia cristallina di Cinzia e la calma serafica di Franco ed Elena, la coppia Lucia ed Aurelio che se non li fermi ti programmano la stagione sportiva fino alle prossime olimpiadi, Luigi che ha il potere di toglierti ogni certezza con le sue battute surreali, e poi Giuseppe e Battista; il Tracciatore che al ristoro della mezza maratona non ha colto il mio invito a fare una piccola sfida a pallone Italia-Africa con i ragazzini del villaggio, ma che in compenso mi ha fatto risparmiare metri preziosi ed anche Federico che l’ultima tappa mi ha portato fino alla fine, per non dimenticare Monica, Daniele con cui, pur stremati dalla fatica, abbiamo trovato l’energia per provare degli agguati e Claudio.
E poi tutti gli altri, veramente.
Due cose mi emozionano ancora adesso mentre scrivo questi ricordi, l’abbraccio finale pieno di gioia con Cinzia e Roberto dopo il traguardo ed il saluto di Jurgen all’aeroporto che in inglese mi ha detto “Grazie per aver corso con me”, lui vincitore ed io ore indietro nella classifica ….. ma è vero, abbiamo corso insieme, abbiamo vissuto tutti insieme un’esperienza unica e resa possibile da una grande, affiatato e simpatico staff di cui saluto, senza offesa per nessuno degli altri, i dottori che amorevolmente si sono presi cura dei miei piedi martoriati
Last but not least ….. grazie Adriano!!!
A presto!


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